Occhi sul Web        

lunedì 17 novembre 2008

Office 14 nuova versione che funzionerà online: Word, Excel, PowerPoint e OneNote su Internet



Dopo la presentazione di Windows Azure, la Professional Developers Conference (PDC) di Los Angeles è stata l’occasione per Microsoft di mostrare Office 14, la nuova versione della suite per ufficio prodotta dalla casa di Redmond.

La nuova suite diventa web-based, ovvero incorpora versioni di Word, Excel, PowerPoint e OneNote che possono essere gestite direttamente attraverso il web. Le applicazioni on line di Office 14 andranno, quindi, ad estendere quanto già fornito da Microsoft mediante il servizio Office Live Workspace, il servizio web-based nato per archiviare e condividere documenti Office, e successivamente dovrebbero essere integrate proprio con la Azure Services Platform.

Per quanto riguarda l’ambito business, Microsoft prevede la sottoscrizione di un abbonamento da parte delle aziende, che potranno rendere disponibile le funzionalità di Office 14 a quei dipendenti che lavorano magari in remoto. Dietro pagamento di una licenza, inoltre, le aziende potranno usufruire degli applicativi on line all’interno dei loro server. Nessun costo aggiuntivo, invece, se le imprese decideranno di utilizzare i programmi facendoli girare su data center Microsoft.

Microsoft renderà disponibile la versione web-based della propria nuova suite anche all’utenza consumer, che però dovrà scontare la presenza di messaggi pubblicitari, con i quali l’azienda di Redmond intende ripagarsi gli investimenti e monetizzare il bacino di utenti, che potranno però beneficiare delle applicazioni on line in maniera gratuita. Microsoft ha garantito che la nuova suite sarà compatibile con Internet Explorer, Firefox e Safari e ha annunciato che entro la fine dell’anno renderà disponibile una technology preview, mentre la prima beta di Office Web uscirà entro il 2009.

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Sincronizzare file, cartelle, documenti e foto tra più computer, cellulari, palmari e su spazio online in tempo reale: Live Mesh beta scaricabile



Live Mesh offre agli utenti la possibilità di sincronizzare file, cartelle, documenti e foto tra più computer (Windows o Mac OS) , dispositivi (Windows Mobile), un "Virtual Storage" da 5GB online e la possibilità di invitare altri utenti al proprio "Mesh" condividendo file e cartelle; agli sviluppatori offre invece delle API da utilizzare per la memorizzazione dei dati delle applicazioni e la loro sincronizzazione (Live Framework).

Microsoft lancia ora la prima beta del servizio.

Sul blog ufficiale del team di sviluppo del servizio è stato pubblicato un intervento dedicato alla nuova release che include tutti i dettagli su nuove funzionalità, estensione del supporto, e modifiche.

1) Nuovi dispositivi supportati

L'aggiornamento di Live Mesh si accompagna alla release delle prime versioni del software client per Mac OS X (10.5 o successivi) e Windows Mobile (6.0 e 6.1). I due software saranno offerti inizialmente su base limitata e inoltre la versione per mobile è ristretta ai mercati di Stati Uniti e Regno Unito.

2) Disponibilità globale

Microsoft ha rimosso i limiti "per paese" che restringevano la possibilità di registrarsi per utilizzare Live Mesh, a completamento dei testing sulle varie lingue e impostazioni locali (fa eccezione il client mobile che come detto è limitato a US e UK).

3) Accesso WAP

È ora possibile accedere anche via WAP ai servizi offerti di Live Mesh, dall'indirizzo http://m.mesh.com con telefoni WAP-enabled, in visualizzazione ed eventualmente anche per il caricamento di file (se supportato dal dispositivo).

4) Permessi/Ruoli cartella

Ai membri di una cartella possono essere ora assegnato uno dei seguenti ruoli per controllare il loro accesso: creator, owner, contributor, e reader. Precedentemente l'unico livello di permesso (aka "role") impostabile per un membro era "owner", che permetteva a tutti i membri di avere lo stesso controllo sui contenuti di una cartella (aggiunta, modifica, eliminazione). Ora è invece possibile assegnare permessi specifici per ciascun membro di una cartella Live Mesh.

5) Aggiornamento automatico

Con la nuova Beta il software Live Mesh include ora una funzione di aggiornamento automatico che permette di aggiornare il software automaticamente. Se l'utente ha installato i potenziamenti extra che richiedono diritti di amministrazione, saranno comunque mostrati gli avvisi UAC, e si dovrà dare permesso per l'aggiornamento dei componenti amministrativi. Questa funzione sarà ulteriormente ottimizzata nelle future release.

6) Sincronizzazione P2P dal computer

É ora possibile modificare l'impostazione di sincronizzazione dal software Live Mesh sul computer, senza dover visitare Live Desktop.

7) Drag and drop di file e cartelle su Live Desktop

È ora possibile trascinare file e cartelle da e verso Live Desktop, con una esperienza più intuitiva e più solidale con Windows. La funzione funziona tuttavia solo con un PC Windows e Internet Explorer 6 o successivi.

8) Selezione multipla di file per upload e download

Utilizzando SHIFT e CTRL gli utenti possono ora selezionare file o cartelle multipli per il caricamento su Live Desktop.

9) Nuovi indicatori di stato di sincronizzazione

È stata aggiunta una icona all'area di notifica della taskbar e una barra di progresso che permette di verificare al volo l'avanzamento della sincronizzazione della cartella.

10) Funzione "Get started"

Ai nuovi utenti che iniziano ad utilizzare Live Mesh vengono ora offerti suggerimenti rapidi su come utilizzare il servizio, via Live Desktop e in fase di prima installazione del software.

11) Miglioramenti addizionali

Migliore supporto per configurazioni con schermi ampi per Live Mesh Remote Desktop ("superpan"); aggiunto supporto per l'autenticazione two-factor per Live Mesh Remote Desktop; supporto per installazione di Live Mesh con profili di roaming; migliorate affidabilità e performance P2P; lo schermo remoto nascosto è ora predefinito per Live Mesh Remote Desktop; Migliorata la risoluzione dei conflitti; la barra Live Mesh appare ridotta di default, e ricorda il suo stato precedente.

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Vedere la televisione su cellulare, computer o su qualsiasi schermo con Slingbox. Basta Internet per gestire da remoto la propria ovunque ci si trovi



Cos'è lo SlingBox? È un "lingottino tecnologico", un piccolo dispositivo hi-tech che permette di guardare i propri programmi televisivi preferiti ovunque ci si trovi nel mondo. Basta collegarlo alla propria sorgente tv (cavo, decoder o videoregistratore digitale) e a una connessione internet a banda larga, dopodiché installare sul proprio telefono mobile o su un computer i software appositi - rispettivamente SlingPlayerMobile e SlingPlayer - e configurare il router in maniera ottimale.

Quindi gestire i programmi da remoto esattamente come se si fosse seduti sul divano del salotto di casa, telecomando alla mano, quando invece ci si trova in Bangladesh o in qualsiasi altro luogo della Terra che sia raggiunto dall'internet veloce, oppure, perché no, semplicemente in una stanza della propria abitazione diversa da quella in cui si trova tutto l'apparato tecnologico del caso.

Un prodotto cosiddetto di placeshifting, questo messo a punto dall'azienda statunitense SlingMedia - che proprio in questi giorni ha lanciato SlingBox anche in Italia a un prezzo che va dai 199 ai 299 euro circa - dedicato a quanti proprio non ce la fanno a rinunciare alla televisione, e che quando sono in viaggio non si accontentano semplicemente di un qualsiasi palinsesto televisivo, ma vogliono i ‘propri' programmi tv, quelli che seguono abitualmente, che si tratti di sport, telefilm o informazione.

Slingbox è nato infatti grazie alla passione sportiva di due fratelli di San Francisco, Blake e Jason Krikorian, accaniti tifosi della squadra di baseball dei San Francisco Giants. Spesso assenti per lavoro, nel corso della stagione 2002 non ebbero la possibilità di seguire le partite dei loro idoli. Da qui il progetto del dispositivo.

Certo il concetto di tv in movimento, di televisione rubata al consueto ambito domestico, non è nuovo, ma SlingMedia gli ha dato una forma esteticamente piacevole (quella dello scatolotto da posare sulla mensola in soggiorno), lo ha semplificato e soprattutto lo ha trasformato in qualcosa che non è di dominio dei soliti operatori di telefonia cellulare, che davvero le hanno provate tutte (e con scarso successo a giudicare dai risultati commerciali) per convincere gli utenti di quanto sia bello pagare per avere la televisione sul piccolissimo schermo. Senza contare che un simile dispositivo permette di ammortizzare a pieno il costo della pay-tv o dei canali on demand che compongono la variegata offerta televisiva cui i consumatori (statunitensi, ma anche europei) possono attingere.

Il primo SlingBox, la versione Classic, ha fatto la sua comparsa nel 2005 ottenendo immediatamente l'attenzione dei media e degli utenti anche in virtù del design innovativo, firmato da Yves Behar, l'affermato industrial designer californiano. Nel giro di poco tempo hanno debuttato i modelli di seconda generazione, AV e Tuner, riscuotendo ancora maggiore successo del primo. Ma anche la gamma di terza generazione è oramai disponibile, composta dal modello base SlingBox Solo e dai più completi SlingBox Pro e Pro HD.

Questi ultimi, in particolare, consentono di collegare fino a quattro diverse sorgenti di segnale tv. Gli accessori disponibili permettono poi di utilizzare la rete elettrica di casa come un network, al fine di portare il segnale televisivo in uscita dallo Slingbox al router internet situato magari in una stanza diversa da quella dove è sistemata la televisione, oppure di connettere, mediante un apposito adattatore, i dispositivi Hdmi (High Definition Multimedia Interface) che ultimamente spuntano nei salotti delle nostre case. La qualità della visione dipende certo dalla velocità della rete internet, ma le immagini scorrono generalmente fluide come sulla televisione di casa.

Tecnicamente lo SlingBox altro non fa che portare il segnale televisivo in streaming, in tempo reale, sul dispositivo sul quale lo "scatolotto" è settato in quel momento. Su un dispositivo alla volta, nel senso che non è possibile che più persone accedano alla medesima utenza sling contemporaneamente. E questo è voluto per evitare problemi di violazione del copyright.

Immaginiamo, per esempio, cosa vorrebbe dire rendere accessibile la propria utenza satellitare a tutti i propri amici, pagando un solo un abbonamento. Piacerebbe di sicuro ai consumatori, un po' meno ai provider. Lo Slingbox è infatti ‘per scelta tecnica' dei produttori un dispositivo Unicast, niente visione simultanea (multicast) da parte di più spettatori.

Uno degli intoppi denunciati dagli utenti che discutono in rete sulle prestazioni dello SlingBox riguarda la fruizione della programmazione televisiva da parte di chi resta a casa. In pratica, dicono, chi si trova là dove lo SlingBox è fisicamente presente non potrà vedere un programma diverso da quello che noi stiamo godendo in remoto, e neppure cambiare canale.

Tradotto in termini di equilibrio televisivo domestico, ciò significa che le casalinghe non sfuggiranno ai mercoledì di Coppa nemmeno quando il marito sarà in trasferta all'estero, o che il marito rimasto a casa in agosto sarà costretto a guardarsi in tutta tranquillità la soap opera che la moglie in vacanza vuole godersi anche dalla spiaggia. Questo se i due stanno utilizzando la medesima fonte (per esempio il decoder satellitare) e se il modello di lingottino in uso non è un Pro, che permette invece di ovviare al problema grazie ai quattro input supportati.

Altro problema è che lo SlingBox utilizza un algoritmo di compressione del segnale tv che ne impedisce la registrazione sul dispositivo sul quale lo si guarda, il che diminuisce di molto la sua utilità. Ciò permette infatti la sola visione in diretta dei programmi televisivi, e non tiene conto del fatto che l'utente potrebbe avere interesse a registrare il programma per una visione successiva. Magari perché si trova all'estero, a fusi orari di distanza, e il suo show preferito di prima serata cade nel bel mezzo della notte.

È perciò consigliabile la scelta di accoppiare lo scatolotto a un videoregistratore digitale, da programmare per conservare i filmati per una successiva visione, stavolta in differita. Non ultimo, dicono alcuni utenti, lo SlingBox interferisce con l'impostazione dei filtri cosiddetti di parental control, i cyber-sitter, per intenderci, che devono essere disabilitati. Il che significa, per esempio, che i minori dotati di cellulare di ultima generazione, potranno tranquillamente vedere qualsiasi programma disponibile sugli apparati satellitari e sulle pay-tv di casa.

Link al sito dello SlingBox

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